“L'Occidente è una
nave che affonda, dove tutti ignorano la falla e lavorano assiduamente per
rendere sempre più comoda la navigazione e dove non si vuol discutere che di
problemi immediati" Emanuele Severino
Sputare su un’opera di Fontana. Sembra che qualcuno lo abbia
fatto.
È probabile
che quel qualcuno in questo modo volesse esprimere la disapprovazione nei
confronti di un’arte che considera insignificante.
Nei miei video ho parlato tantissimo di tutte queste forme
d’arte e che sono state propagandate come innovazioni geniali pur essendo
palesemente delle forme di linguaggio totalmente vuote di significato
artistico.
Penso che bisogna liberarsi da tutte queste opere e ripulire
il mondo dalla loro presenza inquinante.
Attenzione però. Quando dico ripulire il mondo dalla loro
presenza, non intendo che debbano essere tolte dalle pareti dei musei dove sono
esposte ed essere smaltite in qualche modo.
La pulizia va fatta nella nostra mente.
Si tratta semplicemente di smettere di dare un riconoscimento
a tutte quelle forme artistiche di facile soluzione, accreditate esclusivamente
da macchinose e prolisse disquisizioni critiche, senza le quali non
susciterebbero l’interesse di nessuno.
Ripulire la propria mente da queste forme speculative e
smettere di subirne l’influenza culturale è di per sé un risultato
straordinario.
Quando saranno diventate tantissime le persone ad aver capito
questo, allora sì, queste opere non interesseranno più a nessuno.
Il loro smaltimento non riguarderà noi.
Sarà a carico di chi un tempo in quei musei ce le ha messe.
Per questo, se dovessi parlare con la persona che ha sputato
su quell’opera, gli direi di non farlo più.
Gli direi di non farlo perché si tratta di un gesto che, nel
voler essere un atto di trasgressione, manca totalmente di centrare il suo
scopo.
Il massimo gesto di disubbidienza che si possa attuare è
quello di ignorare queste opere.
Questo lo si può fare in tanti modi diversi.
Per esempio, in una consultazione
di libri d’arte in libreria o in una biblioteca, bypassare totalmente tutti i
testi che trattano quegli autori.
Non fare presenza a mostre o esposizioni con quel tipo di
opere.
Far sapere a chi ce le propone attraverso quelle pesantissime
considerazioni critiche cariche di parole insignificanti, attraverso i social o
in maniera più diretta, che riconosciamo tutta l’insignificanza di quei
discorsi e tutta l’inefficacia di quelle forme di pseudo-arte.
L’occidente è stato descritto come una nave che sta
affondando.
Sta affondando a causa della caduta della sua economia,
surclassata da quella orientale. Sta affondando a causa di un clima che si sta
ribellando alle continue manipolazioni ambientali.
Sta affondando anche per altre forme di crisi.
Ma alla radice di ogni cosa, la vera crisi è di tipo
culturale.
Anche se l’arte appare ai più come un mondo futile ed
estraneo in fatto di influenze sociali e di costume, il propagandare per
decenni opere come quelle di Fontana o altre forme di arte moderna e
contemporanea, è proprio una delle questioni che sono alla base della crisi culturale
di un’intera civiltà.
Salvare quella nave è impossibile.
Però, da quella nave si può scendere.
Scendere da quella nave significa incominciare a pensare in
maniera diversa. Sottrarsi a tutte le forme di propaganda di pensiero che arrivano
dall’ambiente circostante.
Nel caso dell’arte, significa smettere di dare credito a
forme di linguaggio vuote e riappropriarsi della dignità della propria
intelligenza critica.
Seguire il proprio gusto ignorando totalmente le mode e le
tendenze di ogni tipo.
Il prezzo che si paga dallo scendere da quella nave è quello
di un forte senso di solitudine.
La solitudine del mare aperto.
Presto però ci si accorge di non essere soli, perché si
scopre che in molti lo hanno già fatto.
Inoltre si diventa presto da esempio per tutti quelli che sentono
l’esigenza di scendere da quella nave, e che in noi possono vedere una via per
farlo.
È la via che porta alla nascita di una vera e propria specie
nuova di cui, il nuovo modo di porsi rispetto all’arte, sarà solo una delle tante
manifestazioni.
Quella specie perderà totalmente la possibilità di dialogare
con quella che rimane sulla nave. Pertanto non è il caso che cerchi di farlo.
Avrà ben altro su cui essere impegnata.
Quella che rimane sulla nave invece, è solo destinata ad
affondare.
Il modello dell’Iceberg di Gustav
Fechner. Per capire
come l’Arte si rapporta con la Psiche occorre prima ricordare come funziona la
Psiche.
Questo
modello, molto noto a tutti, ci ricorda come sono distribuiti i suoi territori.
Il nano dell’illusione. Quel territorio della nostra psiche che
emerge corrisponde a tutto ciò che ciascuno conosce di sé.
Qui risiedono
le nostre idee. L’ideologia alla quale abbiamo aderito. Le nostre ambizioni, gli
obbiettivi che ci siamo proposti e le strategie, i tempi, le scadenze per raggiungerli.
È il
territorio della pianificazione del tempo, del calcolo, dei numeri.
Qui risiede la capacità di cogliere ed incamerare concetti.
Questa parte
però, altro non è che un’illusione.
Questo “io”
consapevole è un Nano che agisce credendo di riuscire a controllare in qualche
modo il mondo in cui si muove. E si muove ignaro che al di sotto c’è un Gigante, nascosto, esteso dieci
volte tanto,che è il vero padrone
della realtà. La determina e la genera continuamente.
Esempi di realizzazione.
Quello che
accade, Il più delle volte, ad esempio, è che le persone si danno degli
obbiettivi a livello cosciente. Ma, pur tendendo verso la loro realizzazione,
non arrivano mai a raggiungerli appieno. E questi rimangono per sempre “il
sogno di una vita”.
(1)Ammettiamo che a livello del Nano
dell’illusione ci si sia dato il proposito di affermarsi attraverso una considerevole
realizzazione economica.
Si vuole diventare ricchi. Molto ricchi.
Da quando si
è maturato questo proposito è passato del tempo. Ma quello che si è andato realizzando
è che la persona magari vive sì una vita economicamente dignitosa, ma non arriva
mia ai livelli che si era effettivamente prefissata.
Naturalmente
si attribuisce la responsabilità di questo obbiettivo mancato a circostanze
esterne sfavorevoli. “C’è la crisi, Il mercato non risponde, il socio che mi
sono scelto si è rivelato meno efficiente”.
A nulla
varrà far notare il fatto che nel frattempo, qualcun altro quello stesso
obiettivo invece lo ha centrato nonostante la crisi e il mercato.
O constatare che la scelta del socio è comunque una scelta autonoma.
Il fenomeno
invece si spiega a livello del Gigante. Se quello che ci si era prefissati non
sta avvenendo, il vero motivo è che, evidentemente, a livello profondo ci sono
delle resistenze che ne impediscono la realizzazione piena.
Questo è la
reale ragione di ciò che è avvenuto.
(2) Altre volte accade invece che si arriva ad una
propria realizzazione, ma non nel campo in cui ci si era proposti di farlo.
Supponiamo per esempio che, a livello cosciente, cioè secondo la volontà del Nano
dell’illusione, si aspiri a diventare uno sportivo di successo.
La persona Inizia a impegnarsi per raggiungere questo obiettivo. Ma le
circostanze, nel tempo, faranno sì che si ritrovi a diventare, ad esempio, un
insegnate.
Un insegnante molto bravo ed apprezzato che fa il suo mestiere con passione e che
da questo trae anche grandi soddisfazioni.
Anche questa
volta, ciò avviene perché hanno prevalso attitudini e tendenze della natura
inconscia dell’individuo contenuti qui, nel Gigante del proprio inconscio.
(3) Vediamo ancora un ultimo caso.
Il Nano dell’illusione si è dato l’obbiettivo di vivere nella ricchezza e
nell’abbondanza. Ciò che avviene invece è che, man mano che la persona si adopera
nella realtà, incappa in circostanze che lo impoveriscono sempre di più.
Quando
accade questo in una vita le cose si mettono male.
La parte più profonda, il Gigante, non solo non corrisponde l’intento del Nano,
ma si muove in senso opposto.
Questa è necessariamente
una situazione di frustrazione.
Attenzione! La
frustrazione non è data dalla condizione in se stessa. Nel caso specifico dalla
povertà.La povertà in se stessa, non
è necessariamente una condizione negativa. Ad esempio, per un mistico, un
asceta, la povertà non solo non è un problema, ma è addirittura un territorio
di realizzazione.
La frustrazione
è data dall’opposizione fra queste due forze contrarie. L’ambizione del Nano e
la reale tendenza del Gigante.
E, come sempre,
tutto ciò che si realizza appare come completamente affidato al caso ed alla
contingenza.
Sintesi. Ad ogni modo, ciò che va compreso dagli
esempi fatti, è che nella vita si realizza sempre quello che siamo a livello
profondo, a prescindere da quelle che sono le nostre aspirazioni coscienti.
Insomma. Quando
a prendere una decisione sono un Nano e un Gigante, è sempre il Gigante che,
essendo il più forte, riesce ad avere ragione.
Ecco perché diciamo
che il Nano vive nell’illusione.
Incomunicabilità. Un’altra cosa importante da capire è
che il Nano e il Gigante non comunicano fra loro.
Il Nano dell’illusione, lo abbiamo detto, parla un linguaggio fatto di calcoli,
tempi, numeri, valori, concetti.
Tutte queste
cose per il Gigante non hanno nessun significato.
Il Gigante. Ma allora come funziona il Gigante?
I fenomeni
che riguardano la nostra parte più profonda, consistono di un susseguirsi di flussi
di energie che accendono e spengono ininterrottamente pulsioni.
Attrazioni e repulsioni.
Un caos di oscillazioniche generano un’emotività
a tratti positiva, altre volte negativa.
Incorrendo
in situazioni specifiche possono attivarsi moti di aggressività, desiderio,
turbamento, vitalità.
Ricordi
piacevoli attivano stati d’animo positivi. Altri invece ci precipitano nella
depressione. Quando il pensiero si rivolge al futuro può dare angoscia, oppure
speranza.
Il tempo di
una vita è contraddistinto da questo altalenare.
Queste
oscillazioni tendono ad essere indipendenti e incontrollate e tanto più sono
ampie, tanto più la condizione dell’essere umano è una condizione di malessere.
Esempio del tossicodipendente. Una persona fortemente dipendente
da droghe, ad esempio, passa da forti stati depressivi in cui prova rammarico,
rabbia nei confronti del mondo e disagi di ogni tipo, a momenti di estasi
estrema dopo l’assunzione di sostanze, ma solo finché ne è attivo l’effetto.
In generale,
chi, per qualsiasi ragione, ha uno scarso controllo sul proprio stato emotivo,
rischia, in momenti di negatività, di compiere gesti scriteriati, come ad
esempio aggredire qualcuno che in quel momento riflette un fastidio, o, in
momenti di euforia, prendere con troppa leggerezza decisioni azzardate concedendo
fiducia a situazioni che, ad un’attenta valutazione, non la meriterebbero.
Naturalmente
i risultati di questi gesti, il più delle volte, consistono nel dover passare lunghi
periodi a pagarne il prezzo.
Ed è così che la vita di questi individui si riempie di situazioni pesanti.
Le oscillazioni. La maggior parte delle persone non
vive oscillazioni così ampie. Tuttavia questo andamento confuso e caotico è
sempre piuttosto presente, anche se molto meno marcato.
Questo continuo
oscillare della parte profonda, per la verità, non è la condizione migliore per
una realizzazione piena dell’essere umano, poiché vivere in balia della propria
emotività, non consente una centratura utile sugli obiettivi che ci si è dati.
Questo
oscillare, oltre ad essere uno spreco di energie, porta a rispondere di più di
paure e di timori che non di passioni e desideri autentici.
Per questo
la maggior parte delle persone non può che ambire a obbiettivi piuttosto
modesti, e soprattutto, a guidare la vita finiscono per essere sempre gli istinti
più radicati, che spesso sono dei blocchi limitanti.
La condizione ideale. Ma allora quale è la condizione
ideale in cui un individuo trova la sua massima espressione e dalla quale
possono emergere energie notevoli che permettono di aspirare alla propria
realizzazione e alla propria libertà?
Intanto non
è difficile immaginare che questa si manifesti con un’emotività positiva. Ma questa
positività non si attesta su alti livelli, dove governa l’euforia, l’ebrezza, l’orgasmo,
che sono comunque degli stati alterati.
Ma piuttosto
lì, dove le emozioni sono sì positive, ma più sottili.
E in questa loro natura moderata possono trovare una loro stabilità.
Questa
condizione, di emotività positiva, tenue ma costante, può forse corrispondere a
quel qualcosa a cui ci riferiamo quando parliamo di “felicità”.
Uno stato costante di “gioia di vivere”.
“Felicità” e “gioia di vivere” sono senz’altro espressioni appropriate per
indicare questo stato. Tuttavia c’è un altro termine che lo definisce meglio di
altri.
“Pace”. Una
sorta di pace interiore.
Le intuizioni. Questa condizione è l’unica che
consente l’insorgere di intuizioni.
Le
intuizioni, pochi lo sanno, ma sono una delle cose più studiate al mondo.
E non c’è da
meravigliarsi di questo. Avere un controllo sulle proprie intuizioni è una
delle ambizioni più grandi dell’essere umano. Un’intuizione può cambiare le
sorti di una vita. Un’intuizione può trasformare una realtà. Un’intuizione può
cambiare il mondo. Ogni volta che il mondo è cambiato è stato perché qualcuno
ha avuto un’intuizione.
Delle
intuizioni si sa ben poco in verità.
Non si sa da
dove arrivino. Sono dei veri e propri doni divini. Però sappiamo che arrivano
sempre su un qualcosa in cui siamo solitamente molto concentrati.
È molto
improbabile, ad esempio, che io possa avere un’intuizione in campo di fisica
nucleare. Visto che io mi interesso di questo molto raramente e mai in maniera
veramente approfondita.
L’intuizione
arriva sì su qualcosa su cui siamo spesso concentrati, tuttavia, quasi mai
arriva nel momento stesso in cui siamo concentrati.
L’intuizione può sopraggiunge in un attimo qualunque, mentre ad esempio stiamo
pagando una cosa che abbiamo preso al bar.
Una cosa certa
che si sa sull’intuizione è che sopraggiunge solo quando ci troviamo in quello specifico
stato emotivo. Quello di costante pace interiore.
E questo purtroppo
è un gioco perverso che fa la vita. Perché spesso abbiamo bisogno di
un’intuizione proprio per uscire da un problema. Ma il problema, quando sopraggiunge,
fa normalmente precipitare la nostra emotività verso stati negativi. Ovvero, ci
allontana da quell’unico stato in cui l’intuizione può generarsi.
Questo non
significa che un problema non potrà mai essere risolto da un’intuizione. Ma occorre
prima attendere un tempo in cui l’individuo riesca ad accettare la nuova spiacevole
condizione apportata dal problema. Questa accettazione riporterà lentamente lo
stato psichico verso le sue normali oscillazioni. Se, nella casualità di questo
stato, dovesse sopraggiungere un periodo di pace interiore, allora si apre la
possibilità che arrivi l’intuizione che ci porta la soluzione del problema.
L’effetto dell’Arte. Bene. Ora che abbiamo preso visione
del complesso sistema della psiche umana, vediamo come l’arte va a rapportarsi
con esso.
Abbiamo
detto che il Nano dell’illusione non comunica con il Gigante del nostro
profondo, poiché il Nano sa solo acquisire concetti, programmare tempi, gestire
quantità.
Cioè il Nano si esprime con oggetti che nel mondo profondo del Gigante non
hanno alcun significato.
L’arte,
invece, parla proprio il linguaggio che viene compreso dal nostro io profondo, dal
Gigante.
Cioè l’arte ha il potere di comunicare con la nostra parte più profonda ed esercitare
in questo modo la facoltà di domare i moti casuali delle sue pulsioni.
È uno straordinario strumento che può essere esercitato deliberatamente, cioè per
scelta della nostra parte razionale. Questa combina semplicemente l’incontro
fra noi e lei, e questo permette di addomesticare la parte emotiva e guidarla
verso i migliori stati interiori, che, come abbiamo visto, assicurano, oltre al
benessere dell’individuo, anche la sua realizzazione.
La cattedrale.Immaginate di trovarvi nella piazza di una
città storica. Scegliete voi quale. In Italia ce ne sono tante. C’è poca gente
in giro. È una bellissima giornata di sole.
Voi state
camminando verso la cattedrale. Raggiungete la porta e la varcate. Le pareti sono
magnificamente affrescate. Camminate lentamente e sui vostri occhi scorrono
forme, immagini, decorazioni di stupefacente bellezza. Arrivati alla fine di un
ciclo di affreschi attraversate il transetto e vi spostate sulla parte opposta
dove si sviluppa un’altra serie di opere. Risalite lentamente, sempre ammirando
le stupende pitture che trovate.
Infine uscite dalla porta per tornare sulla piazza.
Cosa è accaduto
in questo tempo all’interno di voi?
Per tutto il
periodo in cui siete stati a contatto con l’arte, avete vissuto uno stato
emotivo superiore. Proprio quello che abbiamo definito di pace interiore.
Un esercizio
frequente e costante dell’arte, un regolare incontro con la bellezza espressa nelle
sue diverse forme, favorisce lo stabilizzarsi di uno stato interiore utile. Proprio
quello stato di pace che dispone la nostra parte più profonda nella condizione
migliore per la realizzazione dell’essere umano e delle sue aspirazioni, e
consente la sua evoluzione verso il conseguimento di un’autentica libertà.
Questo è il
motivo per cui sull’arte si gioca uno dei più importanti aspetti della vita e della
sorte di molti esseri umani, così come quella di intere popolazioni.
Questo è
l’unico e vero scopo per cui si è prodotta e si produce arte, che gli artisti
ne siano consapevoli o meno.
Non vi sarà
sfuggito che l’elevato grado di civiltà di un popolo è sempre accompagnato da
un alto livello della sua produzione artistica e culturale.
Così come per
un singolo individuo, la qualità della vita, lo stato sociale e di benessere
personale sono normalmente proporzionali al suo grado di cultura e di capacità
di percepire la qualità nelle cose.
Tutti attributi che l’esercizio dell’arte contribuisce significativamente a
sviluppare.
L’arte rappresenta
un mezzo potentissimo di crescita personale. Uno strumento, anche se non
l’unico, che contribuisce a che una vita possa raggiungere un suo specifico compimento.
I falsi artisti. Vediamo cosa avviene invece quando L’arte
si presenta in quelle forme che sono state proposte dapprima nella modernità e
che hanno poi dato origine a quella che viene indicata come Arte Contemporanea.
Prendiamo
tre opere simbolo di questo tipo di espressione.
Quest’opera
si chiama “concetto spaziale”.
Quest’altra è un noto esempio di “Arte
concettuale”.
Questa ancora è un’opera che è fatta per metà da un oggetto e per
l’altra metà da un titolo. Insomma è una tipologia di espressione che rinuncia
totalmente alla forma estetica per affidarsi a delle associazioni di pensiero.
Si tratta di
opere che per funzionare hanno bisogno di una “spiegazione”, cioè di un
processo che si esplica interamente su un piano teorico e dialettico.
Ma noi
abbiamo visto che il territorio dei concetti, delle associazioni, di tutto ciò
che va capito, non è quello del nostro profondo, ma piuttosto quello razionale
cosciente, cioè il Nano!
In altre
parole, queste forme di espressione non si rivolgono al nostro profondo, al
Gigante. Parlano lo stesso linguaggio del Nano dell’illusione.
Cioè alimentano l’illusione stessa!
Non producono
nessun effetto sulla nostra parte irrazionale. Pertanto non hanno alcuna ricaduta
in termini di sviluppo di sensibilità, di trasporto su piani emotivi virtuosi, di
crescita personale.
Sono un inganno che cavalca la nostra parte illusoria. Sono lo sciogliersi di
un groviglio di nozioni teoriche, forzose e coercitive, che per la nostra
evoluzione sono quanto di più inutile e deleterio.
Nel fruire
di queste opere non state realmente godendo degli effetti positivi tipici
dell’incontro con l’arte. State solo incamerando informazioni sterili artificiosamente
architettate per la loro interpretazione, che rafforzano il vostro bagaglio nozionistico
e uniformano voi stessi alla superficiale convinzione che si può controllare la
propria vita solo utilizzando le proprie funzioni razionali, prescindendo dalla
sensibilità che si è sviluppata nei confronti della realtà.
Una sorta di
iniezione di stupidità introdotta sotto forma di educazione artistica.
Queste forme
d’arte sono delle vere e proprie sostanze tossiche per l’individuo che decide
di farle proprie, e in generale inquinano l’inclinazione naturale di ogni
individuo verso la ricerca della propria autenticità.
Anche
perché, si fanno avvicinare dal pubblico tramite un meccanismo subdolo, che fa
leva sulla necessità di essere aggiornati ed in linea con il proprio tempo.
Spostare la
definizione di arte, da quella della tradizione, che in decine di secoli si è
raffinata per raggiungere al meglio gli obbiettivi di contatto con la natura più
profonda dell’essere umano per farla evolvere al meglio, a quella di queste
forme sterili, costruite su teorie scombinate sciorinate da finti intellettuali,
che non producono nessun effetto sul nostro sensibile, significa sottrarre agli
individui uno dei più potenti strumenti di sviluppo della propria personalità.
Un capolavoro.
Sì, ma non di arte. Di potere e di controllo sugli individui, che, così nutriti,
si mantengono insensibili, ubbidienti, addormentati e domabili.
Da grande vuoi fare l’artista? Allora
ci sono delle cose che devi sapere.
Potrebbero essere 2 le motivazioni
che ti spingono in questa direzione. Molto diverse fra loro.
1
Potresti scegliere di
intraprendere un percorso di crescita artistica perché senti di essere in
qualche modo predisposto. Ad esempio senti che esprimerti graficamente, disegnare,
creare immagini, ti viene particolarmente bene. È un qualcosa di innato che in
qualche modo ti appartiene. Un istinto che ti chiama e chiede di essere
coltivato.
Se è questo il tuo caso stai
andando incontro ad una situazione di rischio molto elevata.
Ad esempio, se ti iscriverai
all’Accademia, presto dovrai confrontarti con un mondo di docenti, assistenti e
personalità di vario tipo, che parleranno un linguaggio totalmente diverso dal
tuo.
Quando vedrai le loro opere e il
loro approccio all’arte, capirai che molti di loro occupano quelle poltrone
senza aver mai tenuto una matita in mano. Capirai ben presto che la loro
concezione dell’arte, con l’immagine e con la creazione grafica, non ha nulla a
che vedere.
Molti di loro, non solo non sanno
fare nulla, né di grafico né di manuale, ma se cerchi di cogliere in loro una
qualche sensibilità nei confronti dell’arte pittorica, troverai un
elettrocardiogramma totalmente piatto.
Scoprirai che le loro opere sono
spesso delle soluzioni molto banali. Ad esempio i ready-made, cioè prendono oggetti di uso comune e li “elevano” … si
fa per dire … ad opera d’arte.
Oppure, gli oggetti che creano,
in genere di nessun interesse da un punto di vista estetico, li commissionano ad
altri, presso botteghe artigiane o pagando qualcuno che lavori per loro.
Quando conoscerai i retroscena
delle carriere di molti di loro, scoprirai che il percorso che li ha portati lì
non ha nulla a che vedere col talento, con la cultura, e nemmeno con la
passione.
Ovviamente da queste persone non
potrai apprendere nulla di quello che speravi perché non hanno nulla da
insegnarti.
Il risultato, per te sarà un
livello di frustrazione molto alto fatto di smarrimento, solitudine e delusione.
2
L’altro motivo per cui potresti
scegliere di intraprendere una carriera artistica è proprio quello per cui hai
ben capito come funzionano le cose.
Ovvero, non sai fare nulla, non
senti di avere nessuna predisposizione artistica, ma hai intuito che non serve
niente di tutto questo.
Hai perfettamente compreso che quelli che oggi occupano i primi posti nella
classifica dei più quotati e dei più importanti cosiddetti artisti, propongono
opere che sono state prodotte senza bisogno di nessuna capacità. Né, in qualche
modo, hanno un senso artistico o necessitano di un qualche livello culturale
per essere comprese.
Se lo hanno fatto loro, puoi
farlo pure tu. Non serve nulla. Hai già tutto. Cioè niente.
Purtroppo la frustrazione è in
agguato anche per te. Perché presto, quando produrrai la tua opera, che ti
aspetti venga interpretata come quella dei tanti nomi noti dell’arte
contemporanea, vedrai che il tuo niente non varrà mai quanto il loro.
Eppure basterebbe una recensione
bene fatta da un certo critico, o le attenzioni di quel collezionista che si
circonda da sempre di opere senza alcun senso, esattamente come le tue. Una
galleria che decida di adottarti e buttarti nel giro ma … niente! Non succede
nulla!
Quel mondo sembra essere
impermeabile alla tua persona.
Scoprirai che ce ne sono decine
come te, che hanno avuto la tua stessa idea e sono lì che spingono, frequentano
i salotti, baciano le mani di politici, finanzieri, si sono offerti come
prostitute a tutti in cambio di un’occasione. E fanno questo da anni. Eppure,
anche per loro, non succede nulla.
Solo dopo molto tempo capirai che
quel sistema funziona sì, alimentando un’arte del nulla. Ma per farlo ha
bisogno di pochi nomi da proporre al grande pubblico. E quelli ce li ha già.
Dovrai aspettare che arrivi un
periodo di ricambio, che prima o poi ci sarà di sicuro. Ma quando arriverà hai
sempre una possibilità su un milione di essere tu il prescelto. E questa
lotteria, della quale non capirai mai fino in fondo il vero meccanismo,
diventerà l’incubo della tua vita.
A questo punto, qualsiasi sia la tua motivazione, ti sarai fatto un’idea.
Potresti pensare, per esempio,
che quello che ti ho appena detto non è vero niente e vuoi procedere senza
ascoltare queste mie parole. Questo significa che sei molto innamorato della
tua illusione, e non ti va di guardare in faccia alla realtà.
Preferisci rimandare lo shock a fra un po’ di anni, quando però sarà peggiore.
Oppure ti sei convinto a rinunciare,
perché hai capito che, stando così le cose, non ci sono davvero possibilità.
Oppure, hai perfettamente capito che
il mondo dell’arte, che dovrebbe essere una delle attività più elevate e dove
dovrebbero aleggiare i più alti valori umani, invece oggi è costruito sul
nulla, è corrotto e falso.
Hai capito che riconoscere
validità a quel mondo è una delle più miserabili forme di ubbidienza a cui ci
si può piegare. Ma anche non darlo quel riconoscimento, ma lasciare che tutto
rimanga così com’è, è comunque un atto di viltà. E quindi decidi di andare
avanti lo stesso, perché l’arte non merita tutto questo.
In quest’ultimo caso, Io non so
dirti se ce la farai veder cambiare qualcosa. Ma se c’è qualcuno degno di
essere chiamato artista, quello allora sei tu.
Cosa ha capito dell'arte chi non ha capito niente dell'arte
Dai due
video su “I Falsi Artisti” è emersa una realtà sorprendente.
Moltissime persone hanno espresso soddisfazione quando ho affermato che alcuni pittori moderni sono passati alla
storia come eccelsi maestri ma in realtà hanno prodotto solo opere
artisticamente insignificanti.
“Qualcuno finalmente
lo ha detto!”. È stata questa la reazione principale.
Di fatto è emerso
che molte persone sono consapevoli che da anni si opera un degrado programmato della
cultura artistica.
E per questo provano sentimenti che vanno da un semplice rammarico fino alla
frustrazione, dimostrando per l’arte una passione autentica e genuina.
Poi si è
espressa anche la parte opposta. Quella che ha gridato allo scandalo per il
fatto che qualcuno abbia osato mettere in
discussione fenomeni artistici come Warhol, Fontana, Rothko, e tutto il …
purtroppo … lunghissimo elenco di artisti fasulli che sono stati pompati per
decenni da una critica ipocrita e intellettualmente disonesta.
È proprio su
questi soggetti, di cui avevo tracciato un profilo già nel primo video, che si
è innestato quel sistema di divulgazione
di un’arte falsa volta ad isolare e disinnescare il potente effetto di crescita
personale che ha l’arte quando invece è autentica, condannandola, di fatto, all’estinzione.
Quella che è
stata operata in loro è una vera e propria distorsione di pensiero. E i loro
commenti al video, questa distorsione la rivelano tutta.
Pertanto possiamo
passare in rassegna queste idee distorte proprio partendo da quei commenti.
“Studia! Ignorante!”
I commenti
in cui mi si dà dell’ignorante sono stati la maggioranza fra quelli che
contestavano il video. “Lei non capisce artisti come Rothko e Fontana perché
non studia. Noi abbiamo studiato e li abbiamo capiti”.
E qui emerge
una prima pesante stortura.
Il “capire”,
il “comprendere” sono categorie che si applicano molto bene alla scienza, alla
filosofia.
Si può
capire una teoria, un concetto, una legge fisica, un teorema.
Tutto ciò
che passa attraverso l’intelletto.
Ma non
un’opera d’arte. Credere che l’arte sia qualcosa che debba essere “capito”,
magari in seguito a uno studio, significa non sapere niente di cosa sia l’arte.
Di fronte ad
un’opera d’arte “vera”, non c’è nulla da “capire” o da “spiegare”. L’opera, o
impatta sulla parte emotiva, oppure non lo fa.
Se non lo fa significa o che l’opera non ha una sua forza per farlo, o che la
sensibilità di chi la guarda ha un’enorme bisogno di essere coltivata e
raffinata.
Cosa che andrebbe assolutamente fatta, perché quella sensibilità è uno strumento
fondamentale per la vita.
È quella
sorta di bussola che ci permette di orientarci quando dobbiamo fare scelte di vario
tipo, anche che con l’arte non centrano niente.
Non è
possibile in alcun modo che un’opera, che in un primo momento sembra non
contenere nulla, in seguito ad uno studio, ad una “spiegazione critica”, venga
finalmente compresa e quindi apprezzata.
Far credere
il contrario è quella speculazione che la critica sta operando da decenni.
L’arte non
va capita intellettualmente. Lo scopo dell’arte è coinvolgere emotivamente.
E l’esercizio
che va fatto per farsi coinvolgere è quello di frequentarla il più spesso
possibile e lasciare che penetri nella nostra parte più profonda
e diventi un qualcosa che ci appartiene. È raffinare l’occhio in modo da
renderlo sempre più esigente nei confronti della bellezza.
E quindi? Studiare
non serve a nulla? Ecco. In
molti vorrebbero a questo punto che io lo dicessi per screditare le scomode idee
che divulgo. Io invece e vi
dirò che studiare è fondamentale.
Però si può
studiare la storia dell’arte, la cultura del periodo in cui l’arte viene
prodotta in relazione all’arte stessa.
Ma pensare
che si studia per “capire” l’arte non ha alcun senso. Pensare questo è sì un vero sintomo di ignoranza. E un intero sistema, di quella ignoranza si sta approfittando.
Quindi sono
io a fare un invito a voi. Studiate.
Perché quando vi vedo scrivere certe cose si vede che ne avete un enorme
bisogno.
Solo una
cultura profonda, uno studio organico e non limitato a poche nozioni da
sfoggiare in società quando esce l’argomento, può rendervi veramente liberi e
capaci.
Perché al
momento riportate solo frasi di altri, senza mai farne un esame critico, e si
vede che il più delle volte non ne capite nemmeno il significato.
Visto che spesso
quelle frasi un significato non lo hanno neppure, come ho dimostrato nel secondo
video su “I Falsi artisti”, ed evidentemente non avete gli strumenti per accorgervene.
“La tua idea di arte è
antiquata!”
Una persona
che ha lasciato un commento nel video vuole aggiornarmi su cosa sia l’arte
oggi, ricordandomi questo concetto:
“L’arte è
tutto ciò che gli uomini chiamano arte” (Dino Formaggio)
Al di là del
fatto che la frase, così com’è, è una chiarissima tautologia, e quindi è del
tutto inutile, e al di là del fatto se sia realmente del critico a cui lui la attribuisce,
vuole esprimere comunque il concetto sul quale si regge l’intero sistema dei
falsi artisti e il castello di cartone di tutta l’arte contemporanea.
E, per
questo motivo, è da considerarsi la madre di tutte le idee distorte. Ovvero che
l’arte sarebbe un concetto arbitrario e che può diventare opera qualsiasi cosa si
decida che lo diventi.
Il fatto è
che “ciò che è Arte” non lo posso decidere io. E neppure il più splendido dei
critici.
Quello che
rappresenta l’arte per l’uomo, l’esigenza di produrla e di circondarsene, è un qualcosa
di atavico.
L’inizio
della produzione artistica è antecedente all’invenzione della scrittura.
E quindi l’Arte,
ovvero ciò che è Arte, ha iniziato a definirsi in tempi antichissimi.
Ma nella
storia l’Arte si è sempre evoluta, ha sempre trovato nuovi linguaggi e nuove
forme espressive.
È vero. Ma
non ha mai tradito la sua essenza.
È sempre
stata l’espressione di una forma estetica che esprimesse bellezza.
Naturalmente
la bellezza per dei Greci era diversa da quella medievale.
Quella rinascimentale era diversa da quella moderna che a sua volta superava
quella romantica.
Ma sempre di
armonizzare forme in uno spazio, l’arte si è occupata.
Ora,
ammettere che, in una manciata di decenni, si sia passati “spontaneamente”
(cioè per scelta del pubblico) a tipologie di espressione che rinunciano
totalmente all’esigenza estetica, significa fare un passo fuori da quell’idea
di Arte che si è definita in decine di secoli di storia.
Significherebbe
affermare che, all’improvviso, l’uomo sia diventato tutt’altro da ciò che è sempre
stato e quindi non ha più tutte quelle esigenze che la produzione artistica ha
sempre soddisfatto.
Questo è
quello che viene detto per giustificare un’arte totalmente dissociata dalla
forma. E promuovere artisti che sono dei perfetti incapaci.
Ma questa
tesi non ha nessun fondamento culturale.
Non solo
l’uomo contemporaneo ha ancora necessità di un’arte che soddisfi la sua
esigenza di bellezza, come sempre è avvenuto, ma mai come ora si è sentito un
bisogno così grande di una guida per orientare la parte irrazionale degli
individui, che è quella parte che tutte le arti hanno il compito di educare.
L’unica
verità è che oggi esistono mezzi di comunicazione di massa che hanno una
potenza di fuoco che mai hanno avuto nella storia.
E quindi, attraverso questi mezzi, si creano speculazioni a danno delle masse,
che prima non si potevano creare.
E questo è
avvenuto anche nell’arte.
L’arte,
quando è autentica, è evolutiva.
La sua fruizione consente di sviluppare facoltà e qualità interiori che
emancipano la persona e la rendono libera.
Questo, evidentemente, non è auspicabile in un disegno di controllo sugli
individui.
“Ma chi sei tu per dire
queste cose?”
“Chi sei tu
per permetterti di mettere in discussione artisti tanto quotati?”.
Ecco! Con questa affermazione emerge tutta la necessità che certe persone hanno
di accettare un’idea solo se c’è un’autorità riconosciuta a proporgliela.
Non valutano
una tesi in sé. Ma si preoccupano solo se chi la espone abbia un’autorità riconosciuta
per farlo.
Quindi, se è
riconosciuta da un sistema, hanno la garanzia che la tesi sarà adottata da
molti. E questo per loro è fondamentale.
L’imperativo
non è usufruire di una verità, ma soddisfare l’esigenza di trovarsi sempre allineati alla maggioranza.
Nel caso
specifico che mi riguarda si creerebbe addirittura un paradosso.
Secondo
queste persone, io, per dichiarare che un sistema marcio attribuisce autorità a
personalità senza nessun valore, dovrei essere riconosciuto proprio da quel
sistema, e quindi dichiarare che io per primo, e quello che affermo, non ha
nessun valore.
Una
denuncia, sicuramente pesante, come quella che ho avanzato io, non poteva che
venire da qualcuno che dal quel sistema è esterno, e quindi da qualcuno che per forza di cose è uno sconosciuto.
Pertanto è inutile venire a chiedere quali referenze io possa offrire per
certificare l’autorevolezza di ciò che affermo.
È inutile anche
sperare di sentirsi dire le stesse cose che ho detto io da chi nel sistema ci
vive e ci si alimenta.
Perché nessuno taglia il ramo dove si è seduto. Specie se per arrivarci, su
quel ramo, ha pagato il prezzo di molti compromessi, come spesso avviene.
Nella favola di Andersen, è un bambino a rivelare che il re è nudo.
I cortigiani e i servi erano impegnati a fingere di vedere il vestito e a elogiare il re per la sua
bellezza.
Gli insulti.
Nel video
spiego che in molti si sarebbero irritati nell’ascoltare quello che avrei detto.
E infatti molti
hanno reagito, nei commenti, denigrando e offendendo.
Tutti coloro
che hanno l’indispensabile esigenza di essere allineati al pensiero dominate,
quando ascoltano qualcuno che lo smonta, provano un forte disagio identitario, e
questo provoca reazioni aggressive.
E poi ci sono tutti gli interessi che vengono
toccati.
Immaginate
se dovesse diffondersi in maniera importante l’idea che una certa arte moderna
e l’arte contemporanea sono delle montature senza senso!
Franerebbe l’intero apparato. Gli artisti che producono quelle opere, i
galleristi che le vendono, I collezionisti che ci hanno investito. I critici,
che vengono pagati per alimentare il sistema. Gli stipendiati delle accademie
che hanno preso il posto di docente o, magari, di direttore senza alcun merito
e per aver prodotto opere senza alcun valore.
Un intero
mondo costruito sulla falsità, che sfrutta risorse di ogni tipo, crollerebbe su
se stesso.
E allora, in
questi soggetti di fronte a questa prospettiva, l’angoscia prende il
sopravvento e l’insulto parte automatico nella disperata speranza di
destabilizzare moralmente chi li sta smascherando.
Purtroppo
però, l’unica cosa che io percepisco, dopo l’insulto, non è altro che quello
che si percepiva anche prima.
Cioè un’indole
debole che contraddistingue chiaramente il carattere tipico di chi si
sottomette vigliaccamente per l’incapacità di sostenere un’idea propria.
E, mi perdonerete,
se più che provare un sentimento di compassione io non riesco.
Il video I Falsi Artisti è stato pubblicato il 22 ottobre 2019 e al
9 febbraio 2020 (dopo circa 3 mesi e mezzo) aveva totalizzato 340
visualizzazioni. In altre parole è passato nel silenzio più totale. Il giorno
10 febbraio il video viene condiviso in un gruppo Facebook che si occupa di
arte dal nome “Arte e artisti contemporanei”. Da quel momento esplode la sua
viralità. Il 23 febbraio il video supera abbondantemente le 22.000 visualizzazioni
aprendo un dibattito in rete di cui da tempo, evidentemente, si sentiva il
bisogno.
Questo che segue è il video “I Falsi
Artisti 2”, un approfondimento importante sullo stesso tema.
Nel video su
“I falsi artisti”, ho spiegato come, attraverso un lavoro mediatico operato
dalla critica, ci siano artisti che sono passati alla storia pur avendo
prodotto opere totalmente insignificanti e vuote.
Ho fatto gli
esempi principali, Rothko, Fontana, e molti altri.
Ho spiegato
abbondantemente qual è il meccanismo psicologico attraverso il quale le persone
vengono indotte a dare valore a queste opere, anche se il loro valore è nullo.
Ora
entreremo ancora più nel dettaglio di questo meccanismo portando degli esempi pratici.
Di esempi ne
potremmo reperire ovunque. Praticamente quasi ogni testo critico, che si dà il
proposito di divulgare la conoscenza dell’opera e del valore di questi artisti,
è una buona dimostrazione di meccanismi e tecniche di induzione verso un certo
tipo di pensiero.
1)Una prima tecnica, come già accennato nel video dei Falsi Artisti,
è quella di creare discorsi complessi e fumosi
che non dicono assolutamente nulla.
L’esempio che
vi riporto ora di seguito, fra i tanti disponibili, è quello di un
testo critico trovato in rete che tratta, ancora una volta, di Rothko.
Leggo testualmente:
Le scelte compositive servivano a rendere la contemplazione dello spettatore più intima e
raccolta, permettendo un viaggio nel mondo del colore; un viaggio ipnotico all’interno dell’opera, una finestra
sull’incomprensibilità dell’io più profondo
Il tempo non esiste nelle tele di Rothko e questa sorta di eterna stasi accompagna verso l’infinita testimonianza
della tragedia del nascere, vivere e morire.
Cosa
significa “viaggio ipnotico all’interno dell’opera, una finestra
sull’incomprensibilità dell’io più profondo”?
Cosa
significa “Eterna stasi verso l’infinita testimonianza del nascere, vivere e
morire”?
Ma
soprattutto, queste frasi, in che modo si associano ad opere fatta da
semplicissime
stesure di colore?
Si tratta di evidenti costrutti verbali
che hanno come mezzo la ricerca di
una sintassi astrusa e tortuosa e come fine
quello di rendere il discorso talmente fumoso e ambiguo da non far percepire il
fatto che non si sta dicendo assolutamente nulla.
Tutto questo
ha un unico scopo. Stordire il lettore.
Che nel
cercare di dare un significato ad opere sulle quali, giustamente, non ne vede
uno, cercando qualcuno che lo illumini, incappa in testi guida di questo tipo e
cade nel tranello dell’intellettualizzazione del discorso sull’arte.
Non capisce nulla di ciò che legge, ma gli è stato fatto credere che il
discorso si muove su alti gradi di complessità.
Viene fatto nascere in lui un complesso di inadeguatezza culturale.
E questo lo
porterà, con se stesso e con gl’altri, a fingere di capire
per la non accettazione di quella inadeguatezza.
Il risultato
è devastante.
Poiché il suo rapporto con quelle opere vuote, prosegue in un intimo e
personale creare significati sconnessi e distorti che arrivano fino
all’allucinazione.
Quello che
vedete di seguito è uno dei tantissimi commenti che ho ricevuto col video su “I
Falsi Artisti”. Questo
signore, dopo aver detto che ho sbagliato la pronuncia di molti dei nomi degli
artisti, e su questo non posso certo dargli torto, scrive: “Sa lei che Rothko
con le sue macchie rosse e nere … hanno evocato in me, senza testi guida né
articoli critici, l’oscurità di certe tele di Caravaggio? È una
trasfigurazione.”
In altre
parole, lui è andato a vedere Rothko. Non trovando un senso in ciò che si è trovato davanti,
ma nel disagio di doverglielo dare, visto il sontuoso ambiente dell’esposizione, il prestigio degli spazi, i numerosi visitatori e tutto il resto, si è inventato una sua spiegazione.
Avendo visto
che il nero è nero sia in Rothko che in Caravaggio, uno gli ha evocato l’altro
e quindi, in qualche modo, li equipara.
Questo non è
affatto un caso isolato. Ma solo una delle tante forme di assurdo a cui la
mente viene indotta, confusa da una critica come quella che abbiamo visto, pur
di non trovarsi fuori da un’opinione dominante e condivisa. Tanto è il disagio che la persona proverebbe a sentirsi esclusa da un pensiero
comune.
2)Una seconda tecnica è quella di far passare qualcosa di assolutamente
ordinario
come operazione artistica straordinaria.
In questo
video ci viene spiegato il senso artistico del taglio della tela di Fontana.
Il discorso
che avete sentito è un eccellente esempio di sofisma critico. Ci viene
detto, per mezzo di una enunciazione ricercata e articolata, che se operi un
taglio in una tela, la superfice, a livello del taglio si incurva e che quindi la luce si dispone come avviene normalmente in tutte le superfici
curve.
Una
banalissima esperienza che il nostro occhio compie continuamente nel
quotidiano, viene fatta passare come sofisticata operazione artistica, come
scoperta geniale, e base per una complessa poetica pittorica.
Sempre su
Fontana, la critica spiega che con i suoi tagli o i suoi buchi avrebbe compiuto
la straordinaria operazione di portare lo spettatore al di là del quadro
mostrandoci la realtà oltre la tela.
Come se realmente, chi guarda un quadro, vivesse perennemente incantato
perdendo la percezione della realtà di uno spazio in cui il quadro è inserito.
E l’artista
ci abbia stupito ricordandocela, e che lo abbia fatto con un elemento
assolutamente sbalorditivo e rivoluzionario. Il foro.
Un foro, senza nessun valore estetico, diventa invenzione artistica
straordinaria. Un foro del tutto identico a quello che incontriamo innumerevoli volte nel
quotidiano, di fronte al quale però, non abbiamo mai provato alcuno stupore. Lo
avessimo fatto ci saremmo sentiti solo un po’ idioti.
Altrettanto
usuali e comuni sono il gesto nell’Actionpainting, che diventa arte non si sa
bene secondo quali criteri estetici, o la riproduzione multipla dell’immagine
nell’arte Pop americana.
Tutte
soluzioni che, al netto di una disquisizione critica artificiosa e forzata,
apparirebbero come elementi assolutamente ordinari senza alcun legame con la
creazione artistica che storicamente è ricerca formale.
Entrambe le
tecniche che ho esposto si basano su quello che viene detto “Principio di autorità”.
Ovvero, la
possibilità di far passare delle teorie attraverso dei soggetti divulgatori,
critici e intellettuali, precedentemente investiti di un’aura di autorevolezza,
che inibisce l’ascoltatore dalla possibilità di valutare la validità di quello
che viene detto.
In questo
modo si è in grado di diffondere, a livello di massa, concetti che non
corrispondono neppure minimamente ai più elementari principi di buon senso.
3)Una terza tecnica consiste nello spostare l’attenzione dalle opere
all’artista. Alle vicende della sua vita. Al racconto di sue abitudini particolari. Il tutto allo scopo di creare un mito.
Nel fare
questo ne vengono esaltati aforismi, aneddoti, stravaganze. Persino la sua
normalità.
In questo
modo le opere, seppure vuote di significato artistico, richiameranno nello
spettatore, un qualcosa di concreto, di facilmente riportabile alla memoria e
quindi di facilmente spendibile, per lo spettatore medio, quando gli si
presenterà l’esigenza di far vedere che “me ne intendo anche io”.
Un servizio assolutamente
essenziale messo a disposizione del pubblico, nel superamento del complesso di
ignoranza che si è generato in lui con l’impatto avuto nel primo incontro con quelle
opere.
Molti di
questi artisti avevano percepito l’importanza di questa tecnica e si sono
abbondantemente spesi, in vita, nel recitare la parte dell’istrione per dare
un’immagine di stravaganza e contribuire a riempire quel vuoto che la loro
opera da sola non avrebbe mai avuto la forza di colmare.
Verso l’arte contemporanea.
L’originarsi
nella modernità di una forma d’arte fasulla è stata poi il pretesto per la
nascita e il lento e progressivo sviluppo di quella che, successivamente, passa
sotto il nome di Arte Contemporanea, ormai ampliamente legittimata a proporre
il nulla e a svuotare di significato quella che è stata da sempre, nella
storia, una delle attività umane che più hanno elevato l’uomo verso i confini
più alti della sua essenza. L’arte.
In questa
maniera viene sottratto all’individuo uno dei principali strumenti di
evoluzione, lasciandolo via via sempre più disorientato e disarmato nella
personale ricerca di una sua crescita individuale che gli garantirebbe
indipendenza culturale e libertà di pensiero.
Vedere le cose
dove le cose non ci sono si chiama “schizofrenia” ed è una delle malattie
psichiche più gravi.
Vedere arte
dove arte non c’è è in tutto e per tutto una forma di schizofrenia. Una
schizofrenia collettiva e indotta. Ma pur sempre una schizofrenia.
D'altronde,
c’è un detto che dice che se milioni di persone credono ad un’idea idiota, l’idea
non cessa di essere idiota.