sabato 14 dicembre 2024

L'Arte Contemporanea è morta.

 




L’arte contemporanea è morta.

E l’ultimo teatrino che si è appena chiuso col cinese che mangia la banana ne è la testimonianza più palese.

Esaminiamo la trama della farsa. Il protocollo è sempre quello: La notizia della vendita milionaria di un’opera fatta di niente.

Une milionario la acquista con l’entusiasmo del grande affare, spendendo una cifra da capogiro e guadagnandosi un quarto d’ora di visibilità planetaria.
Lo scopo della notizia che rimbalza su tutti i canali mainstream è essenzialmente creare una dissonanza nella mente del cittadino medio.


Il quale vede un oggetto senza alcun valore 
– una comune banana attaccata in maniera comune ad un comune muro con un comunissimo nastro adesivo – e dall’altra parte qualcuno … non una persona qualunque, ma un genio della finanza … che ci investe una camionata di soldi.

È uno dei tanti, ripetitivi metodi con cui viene iniettata nei cervelli del pubblico medio la nuova idea di arte allo scopo di smantellare ogni forma di pensiero logico.

Lo scopo che si vuole raggiungere è avere una massa instupidita senza più una minima capacità di senso critico che ubbidisca senza resistenze ad ogni volere di un élite di illuminati.

La notizia è l’acquisto milionario in asta della famosa banana da parte di un giovane Paperon de Paperoni cinese, che poi la stacca dal muro e la mangia.


Sottotraccia, raccontato da nessuno ma ben visibile sui social, il rammarico in quelli che l’Arte, quella vera, la sanno riconoscere, la amano e devono assistere da anni alla sua lenta demolizione.

Ma questa volta alcuni si sono accorti di una cosa molto evidente. Da questa notizia si capisce chiaramente che l’arte contemporanea si è avviata verso la fine. E non è affatto difficile vedere l’ombra della morte che ha iniziato a sovrastarla.

Vale la pena fare una diagnosi approfondita, in modo che quando sarà il momento del decesso, potremo aver già prenotato i posti migliori per godersi lo spettacolo.

Un primo punto essenziale. L’arte contemporanea non è mai stato un movimento promosso dal pubblico. Il pubblico, semplicemente, non l’ha mai capita.


Altro punto. 
L’arte contemporanea è un’invenzione americana. Nasce negli USA e viene divulgata in maniera forzata in tutto il mondo. Ha avuto sempre e solo un unico scopo, ossia il seguente:

l’America, uscita vincitrice dal secondo conflitto mondiale, negli anni del dopoguerra, approfittando della spensieratezza dei popoli nei decenni del boom economico, ha lentamente istaurato un sistema di controllo coloniale presso tutti gli stati europei.


Un controllo tutto sommato semplice in un Europa fiaccata dal conflitto e pervasa da un forte debito di gratitudine per essere stata liberata dalle follie dei regimi totalitari del ‘900.

Ma l’America ha sempre avuto un grosso problema nell’assumersi il ruolo di guida del mondo occidentale.


Come può riuscire una nazione senza un passato, a mantenere in un tempo prolungato il potere su popoli che hanno alle loro spalle una complessa storia in cui la civiltà si è definita e in cui si sono strutturate tradizioni culturali di immane valore in tutti i settori del sapere?

Un problema non da poco! Un problema che ha ben poche soluzioni. La più spicciola consiste nell’investire risorse, fintanto che si ha tempo per farlo, per cercare di sganciare quei popoli destinati alla sottomissione dalla loro immensa tradizione culturale.


Detto in breve: 
devono dimenticarsi di Raffaello, devono concentrarsi su Cattelan. 
E così nasce la folle idea di un’arte senza contenuti. Data in pasto alle masse come si fa con l’ingozzamento forzato negli allevamenti intensivi delle oche.

Un’arte che vive di sensazionalismi. Di colpi di scena. Di scandali. Di oscenità. Ogni volta a cercare di toccare il fondo.
E qui veniamo al punto.


Ogni volta che l’arte contemporanea ha proposto un qualcosa, di scandaloso o si sensazionale, lo ha fatto varcando un confine.
Rompendo un qualche tabù.


Ogni volta proponendo il nulla, sia bene inteso, ma un nulla che riesce a farsi conoscere in tutto il mondo grazie ad un’informazione totalmente controllata dal tentacolare sistema di potere.

La notizia della vendita della banana ci dice che tutti i confini sono stati ormai rotti. Non hanno più niente da proporre. Per trovare una nuova notizia da gettare alle masse sono costretti a riciclare oggetti già consumati.

Come appunto quella banana. Che era già stata proposta e già stata mangiata. Ma l’effetto di stupore sul pubblico quelli non lo fanno più. Ormai hanno già dato quello che dovevano dare.

E senza l’effetto di stupore, il pubblico è più attento e riesce a concentrarsi su dettagli che prima, confuso dalla novità, gli sfuggivano.


Quella banana… non sarà un po’ marcita dopo tutto questo tempo?   
Ma non era stata già mangiata da qualcuno? 
Insomma … cosa si è comprato per quella cifra il grande finanziere cinese? 

Insomma, il nulla questa volta sembra proprio apparire per quello che è.
Un nulla. Anche per il pubblico più stordito.

Ma questi in realtà sono solo dettagli. La crisi dell’arte contemporanea è di gran lunga più profonda. L’arte contemporanea è nata in quanto uno dei tanti dettagli di un grande progetto di un élite che si era data l’obbiettivo di dominare il pianeta. Un progetto che ormai ha svoltato verso il più palese fallimento.

E quindi, per quanto concerne l’arte contemporanea, quel mondo fatto di approfittatori, finti artisti, finti intellettuali, con lo sfaldamento di quell’élite, sta per ritrovarsi senza nessuna copertura.

Per questo diciamo a chi per anni lo ha subito e combattuto, prenotate i posti migliori.


Perché lo spettacolo sta per cominciare.

     Alberto Melari

martedì 19 settembre 2023

NIGREDO (Film)

La dissoluzione di ogni fede




Un film di Alberto Melari. La demolizione controllata di scuola, religione e famiglia.


martedì 31 maggio 2022

I critici. Gli assassini dell'arte (Video)

 




Più volte mi è stato detto: “Visto che ce l’hai così tanto con i critici, perché non indichi tu quali sono le forme d’arte da considerare valide?”

Non riesco a smettere di stupirmi di come, decenni di informazione perversa, abbiano educato la massa ad un pensiero così aberrante.

La cosa più drammatica è che, chi pone una domanda del genere, è totalmente convinto di esprimere un pensiero legittimo e razionale.

Evidentemente non percepisce l’abisso del controsenso di ciò che sta dicendo.

In altre parole, a me, che ho argomentato tantissime volte sul fatto che i critici siano di fatto gli assassini dell’arte, viene chiesto: “Perché non ti metti anche tu a fare il critico?”

Passato lo stupore per la tanta ingenuità, prendo atto che nella massa si è cronicizzato un meccanismo di dipendenza senza più soluzione.

Ovvero l’uomo medio non riesce più a riconoscere un contenuto come artisticamente valido se non c’è qualcuno di autorevole che glielo indica come tale.

È drammatico. È un atteggiamento da schiavo. 

Lo schiavo che chiede al padrone cosa deve farsi piacere.

In cambio verrà premiato con un: “Bravo! Tu dimostri di essere meritevole di far parte del branco”

È uno dei tanti sintomi di un sonno della coscienza che somiglia più ad un coma che ad un semplice addormentamento.

Anche se sono convinto che queste persone siano irrimediabilmente perse, una qualche indicazione va comunque offerta, seppure sia talmente scontata che è quasi umiliante doverla dare.

Cominciamo col dire che, in ogni individuo, esiste una parte che, nel suo muoversi nel mondo, ha la capacità di cogliere e farsi attrarre da tutto ciò che è espressione di bellezza.

Quella parte si attiva, ad esempio, di fronte ad un prato fiorito, quando compare un bel paesaggio. Quando si incontra una persona (un donna o un uomo) particolarmente bella.

I segnali del suo attivarsi sono facilissimi da riconoscere.

Consistono nel fatto che, quando ciò accade, l’attenzione si sposta in tempi brevissimi sull’oggetto che viene percepito come bello e si prova un sottile piacere a mantenerla su di esso.

Questo meccanismo è facilmente constatabile con gli oggetti che ho preso come esempio (dei fiori, un paesaggio, una persona)

Con un’opera d’arte lo è molto di più.

Infatti, se gli oggetti detti possono funzionare in questo senso per una loro dote casuale, le opere d’arte invece sono state volutamente create dagli artisti allo scopo di muovere quella parte dell’uomo che riconosce e si mette in contatto con la bellezza.

E il fruitore, da parte sua, volutamente va incontro all’opera per soddisfare le esigenze di quella stessa parte. 

Una volta capito questo … il critico … a cosa serve?

Ma di fronte a questa osservazione, l’indottrinato ormai senza speranza, immancabilmente si agita e corre a ricordarti che ….

“… No! L’arte come espressione di bellezza è un concetto vecchio. Aggiornati!
L’opera d’arte da molto tempo ormai si è liberata dal compito di esprimere bellezza!

E dunque esprime qualcos’altro che va necessariamente studiato, spiegato, capito!”

Lasciamo l’indottrinato stramazzare nell’abisso del ridicolo in cui sta precipitando.

E aggiungiamo un’altra considerazione, questa volta un po’ meno scontata, che ci dimostra che, il fatto che in arte non si debba più esprimere bellezza, è quanto di più distorto e falso si possa affermare.

Tutto parte da una mancata percezione delle dimensioni dell’oggetto di cui stiamo trattando, appunto: l’arte.

Per riacquistare una giusta percezione usciamo per un attimo dal discorso che la riguarda.

Ora vi chiedo di indovinare quanto può essere alto questo albero.

Quale di queste tre misure è più probabile? 80 cm, 8 metri, 80 metri?

Beh! La risposta ovviamente è facilissima.

Adesso, invece vi chiederò: quanto dista la terra dalla luna? 40.000 km o 400.000 km o 4 milioni di km?

Come si può vedere la risposta questa volta non è altrettanto immediata.

Eppure anche la terra e la luna sono oggetti che si trovano quotidianamente sotto i nostri occhi, esattamente come gli alberi.

Ma c’è un motivo ben preciso del perché sia così diverso intuire la misura nei due casi.

L’altezza dell’albero è dello stesso ordine di grandezza della stragrande maggioranza degli oggetti di cui siamo circondati ogni momento, che normalmente vanno da pochi centimetri a qualche decina di metri.

Mente la distanza fra terra e luna è un qualcosa di così lontano dalla nostra realtà quotidiana che la mente non riesce a contenerla e dunque sfugge completamente alla nostra percezione.

Questo che abbiamo appena sperimentato per le dimensioni in termini di spazio, avviene anche per quelle in termini di tempo.

L’arte, seppure abbia avuto una sua evoluzione storica, è stata sempre espressione di bellezza fin dalle sue primissime manifestazioni.

E per secoli e secoli di storia ha portato con sé questo indiscutibile principio.

Ora, nella modernità si sarebbe operata, in una manciata di decenni, una sterzata folle di questo principio, dichiarando che l’arte non debba rappresentare necessariamente il bello.

Quella manciata di decenni, come accade con l’altezza dell’albero, è un tempo che la mente umana percepisce bene, visto che anche le esperienze della vita, e la vita stessa, possono avere una durata, appunto, di pochi decenni.

Ma la mente, allo stesso modo di come non coglie la distanza fra la terra e la luna, si perde nel concepire quel lunghissimo tempo fatto di secoli e secoli di storia in cui l’essenza dell’arte si è definita.

E si è definita attraverso una lunghissima ricerca che ha coinvolto decine di generazioni.
Donne e uomini, talvolta portatori di talenti unici, che hanno esplorato le esigenze artistiche dell’uomo in maniera profondissima.

Dunque, il dire “l’arte ormai non è più espressione di bellezza” è il frutto della pochezza con cui questi finti intellettuali sciagurati (detti critici) hanno misurato la storia con il metro della propria misera esistenza.

Questo tempo, confrontato con la lunga e densa storia della produzione artistica, è una minuzia insignificante.

I critici pretendono pateticamente di farlo essere il tempo di un cambiamento epocale.

Questi finti intellettuali (detti critici), passeranno alla storia per essere espressione di un periodo in cui la stupidità è stata l’elemento dominante del pensiero umano.

E di quella stupidità rappresenteranno gli esempi di massima manifestazione.

Questo periodo per fortuna si sta chiudendo, e purtroppo, nel suo finire, lascerà una scia di sporcizie che le generazioni future dovranno pazientemente ripulire.

( … e comunque … la distanza della terra dalla luna è di circa 400.000 km)

 

 


sabato 25 settembre 2021

L'ARTE E' TUTTO CIO' CHE GLI UOMINI CHIAMANO ARTE" (Video)

 




“L’arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte” è un concetto espresso dal critico Dino Formaggio.

Senza dubbio questa frase rappresenta l’idea fondante di quel fenomeno che passa sotto il nome di “arte contemporanea”.

“Arte contemporanea” è un nome ingannevole e inutile allo stesso tempo, esattamente come il fenomeno che intende indicare.

È inutile perché tutta l’arte è contemporanea al tempo in cui è stata prodotta.
L’arte del 1400 ad esempio è contemporanea di chi nel 1400 è vissuto.

È ingannevole perché indica non l’arte che si produce in questo periodo, ma solo una sua specifica espressione.

Ma chiamandola “contemporanea” quell’espressione pretende di essere l’unica forma di arte presente in questo periodo.

Cioè ci dà l’idea che gli artisti oggi facciano solamente quella roba lì, e che nessuno si interessi più o senta l’esigenza di dipingere, lavorare sulla forma, creare qualcosa di esteticamente apprezzabile, come vuole la tradizione.

Il che sappiamo benissimo che non è affatto vero.

Ma torniamo alla frase
“L’arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte”.

È un concetto questo che molte persone hanno fatto proprio nella necessità di adeguarsi al proprio tempo e di non trovarsi nel disagio di sentirsi antiquati, poco aperti, mal giudicati ed emarginati da chi vive intorno.

Ma fare proprio questo concetto comporta anche di appropriarsi, senza accorgersi di farlo, di tutti i presupposti che questo implica.

E questi sono abbastanza “bastardi”.

Dire che “L’arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte” vuol dire, per esempio, accettare il presupposto che l’arte sia totalmente inutile.

Non vi resta immediato il collegamento? Eppure è semplice.

Se crediamo che l’arte abbia un’utilità, una finalità, allora non potremmo mai dire che “è arte tutto ciò che gli uomini chiamano arte”, ma dovremmo invece dire che “è arte tutto ciò che raggiunge quella finalità”.

Ma non solo. Diremmo inoltre che più la raggiunge, più quell’arte ha una sua validità.

E questo ci porta necessariamente ad ammettere che in arte esista una scala di valori che rende le opere più o meno valide.

Invece, se è arte “tutto ciò che gli uomini chiamano arte”, allora l’arte è un concetto arbitrario e questo esclude qualsiasi finalità. Qualsiasi utilità.

E non esiste nessun criterio di valore perché questo principio mette pietosamente tutto su uno stesso piano poiché basta che io chiamo arte qualcosa e questo lo diventa.

Che è esattamente ciò che avviene con l’arte contemporanea.

Un individuo che fa proprio questo principio fa propria anche l’idea che l’arte sia inutile e si avvicina all’arte senza aspettative.
Senza concentrarsi in alcun modo sul valore evolutivo che l’arte ha. E non lo vede.

Frequenterà l’arte in maniera totalmente distratta, assolutamente non focalizzata su quello che questa può produrre in lui in termini di crescita personale.

Una mente così sterilizzata perde la facoltà di distinguere ciò che è artisticamente valido da ciò che non lo è.

Quindi, agli individui che hanno abboccato a concetti di questo tipo viene sottratto un grande strumento di crescita evolutiva,
per entrare in un processo di progressivo istupidimento.

Quello strumento invece, in passato, aveva un riconoscimento enorme.

Infatti quelle generazioni hanno investito grandi risorse per produrre opere talvolta di una sontuosità e magnificenza irripetibili quando non era puoi nemmeno così facile concepirle.

Ed averle o non averle quelle opere, nella cultura del proprio popolo, nella storia della propria civiltà, nella propria formazione personale, la differenza la fa. Eccome!

Concetti come quelli che “L’arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte” invece demoliscono ogni cosa, appiattiscono tutto, istupidiscono i singoli individui che li accettano e di conseguenza le masse intere.

Quindi un grande grazie a Dino Formaggio che c’ha lasciato questo magnifico principio e buon istupidimento a tutti quelli disposti a farlo proprio.

                    Alberto Melari